La richiesta di pareri consultivi alla Corte di Strasburgo da parte delle più alte giurisdizioni nazionali.

Prime riflessioni in vista della ratifica del Protocollo 16 alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo.

  • Data di pubblicazione

    marzo 2015

  • Formato

    Copertina Flessibile

  • Pagine

    208

  • ISBN

    9788834858288

€ 24,00

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Abstract
L'argomento di cui si discute in questo volume è alquanto problematico, poiché si tratta di una proposta avente ad oggetto un protocollo non ancora entrato in vigore, che è stato votato dal Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa ma non è stato ancora ratificato da nessuno Stato, e certamente non dall'Italia. Parliamo quindi di un futuro, di un futuro problematico. E dunque molto importante che gli studiosi riflettano su una normativa che di per sé non sembra basarsi su una logica chiarissima, immediatamente percepibile e condivisibile. La Corte europea dei diritti dell'uomo è giudice della Convenzione, creato dalla Convenzione, ma è anche un giudice con due particolari caratteristiche: interviene in ultima istanza e in via suppletiva, ovvero quando i rimedi interni non hanno funzionato o si suppone non abbiano funzionato; e interviene su singoli casi. Quindi la sua giurisprudenza casistica arriva in ultima battuta, una volta esauriti i rimedi interni. In base alla stessa Convenzione, infatti, gli Stati sono obbligati a prevedere la presenza di rimedi interni per far valere, prevenire e reprimere le violazioni della Convenzione. Se non vi sono rimedi interni, questo costituisce una mancanza dello Stato nell'attuare la Convenzione, e quindi una violazione della stessa. La Corte è chiamata a stabilire se vi è stata una violazione non riparata dai rimedi interni. Questo è il senso del suo operare: è un giudice ultimo dei casi concreti.
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